Defranceschi Aldo Maria – I ragazzi del ’65
I ragazzi del ’65
Aldo Maria Defranceschi ha deciso di proporre la sua scrittura alla soglia dei sessant’anni, forse dopo un lungo esercizio solitario o forse dopo un improvviso bisogno di aprirsi agli altri, di comunicare. Nella sua opera prima “I ragazzi del ‘65” ha raccolto diversi episodi collegati tra loro per determinare un preciso percorso della sua giovinezza: gli anni dal 1965 al 1970.
Il libro è autobiografico. Dopo aver superato un concorso dell’ENEL e non ancora ventenne, Defranceschi si deve trasferire a Pordenone per il suo primo impiego. Stessa sorte di altri ragazzi triestini come lui. A Pordenone si troveranno tutti a condividere sia gli alloggi sia i tanti problemi sorti con l’avventura lavorativa.
Valendosi di un tono scorrevole ed una buona struttura stilistica, l’autore rileva cronologicamente gli accadimenti più significativi di quel periodo, e per ogni evento fa emergere il suo impatto emotivo. Nello stesso tempo però ci dona uno spaccato degli anni sessanta ed offre interessanti notizie, anche tecniche, sul lavoro degli operai elettrici della neonata Enel.
Oltre al distacco dalla famiglia ed alle privazioni, proprio le dure condizioni di lavoro, l’ambiente nuovo e ostile, il clima molto freddo, provocano uno stress emotivo dal quale è difficile sfuggire e segnano indelebilmente il carattere. Meraviglia la profonda sensibilità di Defranceschi la quale, associata ad una nitida memoria, cancella i molti anni che separano i fatti accaduti dal momento della narrazione. Le emozioni, infatti, sono talmente vivide che sembrano essere vissute al presente.
Il susseguirsi degli episodi va ad arricchire la sua analisi introspettiva, quasi un intimo diario dove l’anima è denudata o meglio, si delineano i cardini della sua crescita. Giorno per giorno egli trae un insegnamento, anche se con grande fatica e sofferenza; a poco a poco riesce a staccarsi dal rapporto familiare fino a trovarsi padrone delle proprie scelte. Nella sincerità narrativa, non tralascia di evidenziare i lati oscuri del proprio carattere e si riconosce propenso ad una certa diffidenza ed all’orgoglio. In questo modo la convivenza con il gruppo subisce alti e bassi, si alternano momenti di comunione gioiosi e spensierati a momenti di distacco e solitudine. Con il passare del tempo questi ultimi avranno il sopravvento, anche perché al di là del lavoro per ognuno la vita ha un corso diverso. Anche le relazioni con i superiori subiranno un cambiamento: dall’ubbidiente timore iniziale ad un confronto diretto e consapevole.
Tuttavia, quando finalmente termina il quinquennio di trasferimento ed il nostro si ritrova ad assaporare l’atmosfera della sua amata Trieste, quando potrebbe sentirsi finalmente appagato o almeno soddisfatto di aver raggiunto una certa serenità, lo serra un nodo alla gola per la consapevolezza di essere diverso, certamente più maturo, ma di aver perduto per sempre una parte della sua giovinezza.
Per concludere, questo lavoro di Defranceschi si distacca dalle solite tematiche narrative ed è senza dubbio molto interessante.