Defranceschi Aldo Maria – Piccoli spicchi di mela

Piccoli spicchi di mela

Già nell’opera prima di Aldo Maria Defranceschi si notava una scrittura ben articolata e scorrevole; una voce particolare e coinvolgente. Con questa seconda prova letteraria ci offre dei brevi episodi di vita americana, diversi tra loro ma che alla fine si ricollegano per chiudere la tessitura della trama in un corpo compatto, e sul posto della scena tragica dell’undici settembre. Un escamotage sorprendente che lascia attonito il lettore. Sorprende pure la facilità con la quale Defranceschi si muove tra le vie di New York e la conoscenza dettagliata di certi luoghi; probabilmente il risultato di un periodo trascorso nella metropoli. Ad avvalorare tale intuizione, le immagini della “grande mela” inserite in ogni racconto.

Ciascuna storia è un tocco emozionale compiuto. Una gran sensibilità ed un’inconsueta capacità d’introspezione psicologica caratterizzano lo stile di Defranceschi. Leggendo il suo primo libro “I ragazzi del ‘65” si rimaneva coinvolti dai forti sentimenti trasmessi; in questo l’emozione si sussegue ininterrotta sino alla fine. Ciò non toglie che i protagonisti risultino oltremodo attuali e che le atmosfere rendano la frenesia e le tante contraddizioni della città. Si apre una finestra sulla vita quotidiana, una realtà nella quale uno può morire per strada senza che nessuno se ne accorga, anzi, può essere fotografo come dormiente, ma anche dove uno può morire solo per la fretta di portare del cibo ad un amico scoiattolo.

Nonostante la diversità e la disparità del popolo che affolla New York, vi è una condizione che accomuna tutti i protagonisti: la solitudine. Infatti, malgrado la moltitudine che li circonda, cercano sempre qualcosa o qualcuno che riempia un sicuro vuoto. Gli approcci uomo/donna sono molto delicati e rilevano il sentire sensibile dello scrittore; inoltre, nella molteplicità di avvenimenti che si succedono si denota una fervida fantasia.

Come accennato nella retrocopertina, Defranceschi porta a spasso il lettore per Manhattan, e lo fa mediante una narrazione apparentemente colloquiale e fluente, ma che nasconde invece un ricercare impegnato. Si sente pure che il pensiero scorre incessante, frutto di una vera ispirazione.

Penso che Defranceschi meriterebbe di essere ampiamente conosciuto. Glielo auguro sinceramente.