Lippo Angelo – Calice

Calice

In questa nuova raccolta Angelo Lippo propone delle liriche che vagano armoniosamente in un vasto ambito d’idee, e trascinano il lettore in un ambiente quasi fuori del tempo. Il volumetto fa parte della nuova serie della collana “Delphinus” di “portofranco”, da lui stesso diretta.

La silloge inizia con la descrizione di un paesaggio che rende perfettamente la bellezza sognante di una costa marina, dove il silenzio è rotto solo dai gabbiani e dallo sciabordio delle onde; luogo che richiama epifanie, una “…comunione d’altri tempi”. Segue un altro bel testo che profuma di pampini in una terra umida dove la voluttà di “acini ebbri maturi” richiama “memorie ataviche”; ed ancora un superbo quadro familiare nel quale il quotidiano gioca con nuove emozioni che cancellano qualsiasi elemento negativo, con rimembranze d’altre stagioni che affiorano e riscaldano l’anima, con la presenza della donna amata che accende la vita e l’atmosfera della casa.

Continuando, si trovano versi luminosi come quelli della lirica “Al cospetto del calice” e pensieri filosofici pregnanti; altri che bloccano per l’istintività e l’incisività del dettato: “Il tempo si è messo al bello / lo indovino dai tuoi occhi, / dalle tue mani ansiose / di chiudere la certezza dell’alba.”. In ogni modo, il fulcro di “Calice” è il ricordo, che s’infiltra nei vari componimenti e segna un dolce rimpianto, una serenità attualmente pressoché impossibile. Con questo bagaglio l’autore continua ad accarezzare la vita anche se “ma nuvole ci mutano / senza sapere la natura / degli addii.”, e “Dall’alto domina / una luce che recide”.

Con questo ulteriore volumetto Lippo ha senza dubbio inserito un’altra preziosa tessera nel  suo già importante  mosaico.