Lippo Angelo – Puglia: un’arte di frontiera

Puglia un’arte di frontiera

Con “Puglia: un’arte di frontiera”, Angelo Lippo amplia il discorso iniziato da diverso tempo sulla realtà dell’arte contemporanea, soffermandosi sulla produzione artistica della sua regione: la Puglia. Da molti anni, infatti, segue come critico d’arte coloro che operano nel suo territorio ed ha coordinato numerose ed importanti rassegne.

Il volume comincia con un articolo scritto nel 2003, in occasione della Expoarte di Bari, e già si percepisce un tono di dissenso per le tante zone d’ombra rilevate e i vari punti negativi. Seguono altri testi nei quali espone il suo profondo ragionamento in merito a tutto ciò che circonda l’arte, compresi i giochi politici e i vari interessi di parte. Ma vi si trova pure una smisurata conoscenza: tantissimi gli artisti nominati e seguiti da una città all’altra, da una manifestazione all’altra. Sono articoli scritti a caldo, come ben spiega Dante Mafia nella prefazione, che evidenziano le sue emozioni dirette; perciò contengono un discorso forte, che denota l’impulso emotivo del momento.

Lippo poi presenta sei profili critici, nei quali mette in rilievo la bravura di artisti a lui particolarmente cari: Nicola Andreace, Uccio Biondi, Enzo De Filippis, Alfredo Giusto, Pietro Guida, Grazia Lo deserto. Sei autori dal diverso tratto, ma accomunati da un livello qualitativo di alto spessore.

E’ proprio perché gli artisti non mancano in Puglia che egli, profondo conoscitore della materia e innamorato della sua Regione, non può fare a meno di seguire l’andamento della critica nazionale. Ed è proprio praticando le varie manifestazioni, addentrandosi nel merito, che si rende conto della superficialità e a volte della distanza con le quali gli “addetti ai lavori” determinano il mercato.

Da questa sua esperienza nascono gli “Interventi” che mettono in evidenza tutte le varie problematiche del territorio pugliese, perché Lippo vuole sondare a fondo il motivo del suddetto disinteresse. Gli articoli sono molto interessanti e in un certo senso “coraggiosi”, poiché la sua analisi accurata mette in luce la responsabilità degli Amministratori pubblici e la mentalità degli stessi abitanti. Ne deriva un discorso ironico e pungente, che non lascia nulla in sospeso, e che sottolinea la carenza di strutture adatte agli incontri, dove gli artisti potrebbero confrontarsi e la mancanza di Musei e Pinacoteche.

Con quest’ultimo lavoro Lippo ci ha donato una visione esaustiva dell’odierno mondo dell’arte, coinvolgendoci con il suo appassionato sentire. Oggi è raro trovare qualcuno che operi in questo modo, e sicuramente molti artisti vorrebbero trovare un critico come lui, che li segua con tanto impegno e dedizione.