De Corti Arianna – Silenzi pieni di sogni
Silenzi pieni di sogni
Adriana De Corti ha abbracciato tutte le arti: musica, pittura, scrittura. Ne consegue che è immersa nella particolare atmosfera dell’ispirazione, della creazione. E non è solo poeta, bensì anche narratrice e saggista. Una mente eclettica e sensibile non può fare a meno di scrutare tutto ciò che la circonda e di carpire l’essenza delle cose. La silloge “Silenzi pieni di sogni”, che ha conseguito il terzo premio Città di Pomezia 2004, ne è l’esplicazione.
Il suo verso si dipana in un ritmo fluido ma nello stesso tempo contenuto. Il pensiero, infatti, è fermato dall’interpunzione e dallo stacco tra una strofa e l’altra. Già dal primo impatto si ha l’impressione che una voce sussurri ciò che man mano si va leggendo, cosicché il connubio poeta/lettore è perfetto. La musicalità delle parole è certamente frutto del suo essere musicista, ed è una piacevole partitura che accompagna ininterrottamente. La De Corti narra di “memorie”, di “sentimenti” di “mistiche seduzioni”: questi i titoli delle tre sezioni componenti la silloge.
Nelle “Memorie” è messo in rilievo il sogno, visto come luogo dove può confluire il passato, poiché il vissuto, fissandosi nella memoria, può essere ripreso solo tramite immagini, visioni: “…Il regno / della non realtà, dei desideri / dell’immani silenzi tra vie / virtuali soltanto sognate.” Ma il passato è pure il pilastro dell’edificio umano, indispensabile per configurare una vita e renderla unica. Esso è il contenitore degli eventi e degli affetti e lascia inevitabilmente delle orme indelebili: “Orme indelebili alle spalle / dei giorni, come motivi / musicali che suonano / insistenti nel cervello… / volti, luoghi, momenti.”.
In “Sentimenti”, la De Corti rileva le emozioni che segnano, e coglie diversi momenti del transito di una vita: “Si transita sulla terra / tra sogni e dolori, come / voli un po’ folli portati / dal vento…”. E’ anche un suo viaggio interiore, nel quale riemergono paure, sofferenze, speranze, tristezze. Fra queste, affiora un senso di solitudine – situazione di una vita che volge al declino – ma non è un segno del tutto negativo, anzi, la ricchezza del suo animo riesce a trasfigurarlo in qualcosa di costruttivo: “La solitudine crea / mondi fantastici / nel deserto delle ore, / suggerisce avventure / eroi, castelli incantati.”.
Infine, nella sezione “Mistiche seduzioni”, la poetessa apre la porta del mistero, del perché della nostra esistenza: un quesito che l’uomo non ha ancora risolto. Solo un pensiero di fede può dare una risposta, ma deve essere una fede ragionata. Per questo, la De Corti non ci presenta delle preghiere vere e proprie, bensì elabora un profondo ragionamento che coinvolge tutto il sentire e il modo di comportarsi. Chiede, interroga in continuazione, proprio per rendere certa la presenza divina. Così, attraverso i dubbi: “Ma che senso ha tutto / ciò? La coscienza d’ogni / uomo s’interroga senza / dialoghi, senza confronti.”, può arrivare ad una speranza: “…Affascinati, / seguono le intuizioni, / le pulsazioni del cuore / consapevoli del tocco divino.”.
Una poetica, quella della De Corti, che pur nascendo da una condizione solitaria, si rivolge a tutti e li conquista.