Defelice Domenico – Alberi?

Alberi ?

Ho ricevuto da Domenico Defelice il suo ultimo libro “Alberi?” – un’ennesima prova della sua instancabile vena poetica – e addentrandomi nella lettura ho trovato inseriti alcuni miei versi. E’ stata una bellissima sorpresa, oltre che un onore per il suo interessamento.

Questo nuovo lavoro è un’armonia di suono e pensiero, che si avvale di un’architettura strutturale di alto rilievo. Egli, infatti, ci propone una stesura che va dai raffinati endecasillabi, ai settenari, ai tanka e haiku. Ciò comporta un’alternanza di musicalità che incide sul dettato, dilatandolo nella discorsività o rafforzandolo nella sintesi. Non solo, poiché diverse liriche sono tradotte in francese dal bravissimo e compianto Paul Courget, per darci modo di gustare anche il dolcissimo suono della sua lingua.

Già il titolo conduce al contenuto, ma il punto di domanda è il segno dell’incertezza, cioè una possibile analisi sullo stesso contenuto per svelarne l’essenza e dare una risposta più sicura. Al primo impatto il libro sembrerebbe di facile lettura; al contrario, pagina dopo pagina, si entra in una complicata argomentazione che intreccia la bellezza floreale ad altre presenze, soprattutto femminili, elaborando profondi concetti in un’aria a volte surreale.

Il testo “L’orto-giardino”, che inizia la raccolta, congloba questi elementi in un’esplosione armonica e intellettiva, dove prendono parte anche le voci di altri poeti (cari a Defelice) in un coro unanime per evocare la bellezza e l’importanza degli alberi e della flora in generale, anzi, per farli parlare con la loro stessa voce, rendendoli esseri antropomorfi. Il tutto si svolge in un nuovo ipotetico giardino dell’Eden, con rilevanti giochi metaforici e simbolici, quasi a voler ricostruire un nuovo inizio, lontano dai fragori e intrighi cittadini. Un luogo ricco di ogni specie animale e vegetale dove l’amore e la fratellanza possono regnare, e l’uomo può ritrovare un contatto con la divinità perduta, riconoscendo la meraviglia della creazione e della continua rigenerazione: “Qui, solitario anelo / la terra meno asfittica e rapace / e l’uomo rinsavito, in allegria, / che abbraccia suo fratello, odia il delitto, / custodisce l’ambiente, non violenta, / né se stesso soverchia e gli animali.”. Un assieme quindi di plurime voci in un cantico di rinascita. Il tutto per ritrovare l’atmosfera iniziale, prima che il male tentasse la debolezza di Eva, come si evince dalla lirica “L’albero del bene e del male”.

Il discorso continua e nella sezione “Alberi?”, che dà il titolo al libro, sono rappresentate le forme di quercia, melo, ulivo, giuggiolo, ontano, castagno, pioppo, sambuco, arancio, noce, ciliegio. Non solo, perché nell’ultima sezione seguono altri alberi e arbusti in un’esposizione rigogliosa di foglie e di colori. Ma l’aspetto di questi alberi rispecchia una metamorfosi, poiché in essi vivono presenze femminili che sovente conturbano con richiami erotici e seducenti. Quasi una ballata carica di metafore e suggestioni, nella quale si agglomerano componenti fisiche, naturali e spirituali.

Ogni albero rivela un momento, un ricordo, una sensazione, una gioia, un dolore. Un intreccio continuo di emozioni e creatività: “Quest’albero è mio, braccia contorte e dolci / a sé mi stringono, non vedi? / e labbra linfe succhiano / dalle mie labbra / e un’unica corteccia ci rinserra.”.

Un libro dunque complesso, che merita di essere letto con molta attenzione per saper cogliere la profondità del pensiero di Defelice, aperto a un disegno di rigenerazione dove l’uomo e la natura assumono un’importanza di rilievo.