Defelice Domenico – Maria Grazia Lenisa

Maria Grazia Lenisa

Maria Grazia Lenisa è stata una delle voci più conosciute e valide della vita poetica. Ci ha lasciato molteplici raccolte di versi, pubblicate con importanti editori e prefate da nomi di primo livello, come Bárberi Squarotti, Raffia, ecc. Con il volume a lei dedicato, Domenico Defelice rinnova il suo talento di saggista. Ci dona infatti una nuova, approfondita testimonianza critica che denota pure il rapporto di amicizia che li univa, suggellato da una corrispondenza comprendente “centinaia e centinaia di preziose lettere”. In volume ne riporta due esempi per darci modo di comprendere al meglio il tono cordiale, solare e ironico della Lenisa; troviamo anche una sua poesia postuma, che provoca i brividi per la forza ironica con la quale tratta il cancro che l’ha devastata.

Defelice considera alcuni tra i più importanti lavori della poetessa e per ognuno di questi svolge una dettagliata analisi per dar modo a chi non avesse letto il libro di rendersi conto sia della tematica sia del valore poetico in esso contenuto. In questo modo, libro dopo libro si delinea sempre di più il carattere della Lenisa, il suo porsi alla scrittura e l’evolversi continuo della sua vena poetica.

Tra i libri considerati troviamo Test (che raccoglie una scelta di liriche dai suoi precedenti volumi); Terra violata e pura, dove il tema principale è il ruolo della donna nelle sue varie sfaccettature; L’Erotica francese, dove l’erotismo assume una forza rigeneratrice che spazia dai tempi dei miti a quelli dell’infanzia, liberando il tema sessuale da ogni tabu e ipocrisia e che porta a fianco la traduzione in francese del noto Paul Courget. A questo segue l’Erotica prefata da Giorgio Bárberi Squarotti.

L’esame segue con L’ilarità di Apollo, volume nel quale il sesso continua ad essere importante e descritto con toni forti, che s’interseca però con visioni oniriche, viaggi immaginari, dissacrazione di miti; il tutto avvolto da un’atmosfera densa e ironica. Nella raccolta L’agguato immortale la voce poetica di Maria Grazia Lenisa cambia registro e s’intreccia con un dettato in prosa toccando un certo classicismo, per meglio giocare con la sua vena creatrice. Anche qui il sesso ha la sua importanza ma vi è pure una ricerca del divino, fatta con la sua particolare visione (a volte dissacrante); ed è sempre travolgente. In Un pianeta d’amore la fantasia della Lenisa si lascia andare sino ad inventare un nuovo mondo nel quale l’impossibile lascia il posto al “tutto possibile”, cosicché può fondersi con i suoi amati e rinomati amici poeti, in un clima idilliaco. Un’opera questa molto complessa che abbraccia una pluralità di temi esistenziali.

Defelice continua l’interessante saggio valutando Incendio e fuga, un libro importante e ricco di argomenti filosofici dove il dettato poetico si fa sempre più difficile e impegna notevolmente la lettura. Per questo, amplia notevolmente la sua indagine e approfondisce l’intento della poetessa per farlo comprendere al meglio anche al lettore. Segue L’acquario ardente, nel quale si consolida il cambiamento della poesia Lenisiana, con trasformazioni semantiche e allontanamento dal reale, pur trattando temi a lei sempre cari, come i personaggi mitologici, gli amati grandi poeti, ecc., ma cercando sempre di più di entrare nel mistero della vita.

In Amorose strategie (ultima opera), Defelice rileva una poetica sfaccettata e aperta a diverse interpretazioni. D’altronde, da sempre Maria Grazia Lenisa ha giocato con l’ironia, l’ambiguità, la pluralità e l’intreccio delle tematiche. E questo suo “essere” è stato la forza che l’ha accompagnata sino alla fine, facendola lottare contro la “bestia” che a poco a poco la divorava e dandole l’ispirazione necessaria a scrivere sino agli ultimi giorni.

Nella seconda parte dell’analisi, Domenico Defelice tratta i saggi scritti dalla Lenisa. Infatti, oltre alla poesia ci ha lasciato diversi testi critici relativi a personaggi importanti della vita letteraria. Tra questi, lo studio su Bárberi Squarotti, Antonio Coppola, Andrea Zanzotto, Corrado Calabrò e Giovanni Ruggiero (poco conosciuto ai più ma che per merito suo assume un posto rilevante). Anche per tali lavori, Defelice evidenzia la capacità critica della Lenisa di penetrare l’animo di ogni autore, senza nessun condizionamento, e di riuscire a far emergere (con coraggio) ogni dettaglio dei testi analizzati.

Per concludere, rendiamo merito a Domenico Defelice per averci donato un prezioso documento che fissa nella storia la personalità e l’operato di un ulteriore nome prestigioso della nostra vita letteraria e, senza dubbio, Maria Grazia Lenisa non deve essere dimenticata.