Schiavone Edio Felice – Io, l’uomo e gli amici
Il mondo variegato di Edio Felice Schiavone si delinea lirica dopo lirica nel suo libro “Io, l’uomo e gli amici…”. Infatti, egli è aperto all’evolversi degli eventi e con la sensibilità che solo un poeta può avere, capta ogni condizione e ogni atteggiamento di coloro che lo circondano, compresi gli animali e il respiro naturale delle cose. Anche quando parla di sé, il dettato non assume mai uno stucchevole intimismo perché si pone alla narrazione con un certo distacco rendendo un messaggio aperto e universale.
Come giustamente ha sottolineato Sandro Gros Pietro nella sua acuta prefazione, in quest’ultimo lavoro Schiavone (che unisce alle vicende dell’uomo quelle degli altri esseri viventi) richiama il canto orfico, ma si distingue per una ricerca di essenzialità e di un’accurata scelta delle parole al fine di rendere un impatto immediato e contemporaneamente molto intenso. In ogni modo, il suo intento è di proporre anche le esperienze del mondo animale e vegetale (e il concetto è senz’altro di derivazione orfica), cogliendo vividi dettagli nell’andamento quotidiano e rilevando le comuni problematiche dell’esistere. Ciò comporta un linguaggio che gioca con la metafora e a volte con l’ironia. I cani (specialmente il suo York) e i gatti sono gli amici preferiti, e li coglie nella loro autonomia, sia nei momenti di sereno procedere: “Una festa di gatti | quando s’apre il cancello nel giardino. | Il rosso, il bianco, il nero… | con la coda a bandiera | strisciarsi in girotondo fra le gambe, | a gara sino alle ciotole colme.”, sia in quelli di abbandono e di dolore: “…sotto dietro le mammole, | sola, una gatta annusa, a tratti miagola, | miagola di dolore. | Sotto l’ultima neve | ha perso i suoi gattini, | nel breve del giardino.”
Vi sono poi delle immagini d’ambiente che evocano un silenzio d’altri tempi; degli scorci di paese, piazze e strade illuminate da lampioni, che rispecchiano una vita semplice legata alla natura che la contorna. E in questi spazi si aggirano gli “amici” di Schiavone, liberi e noncuranti di tutto: “ Solitario gironzola qua e là, | e sotto sopra il marciapiede fiuta | con moine di coda: | indifferente minge | all’albero del viale, tra la gente…”. Si entra così in un’atmosfera ovattata, nella quale tutto si muove lentamente e gli unici rumori sono quelli delle campane e degli zoccoli di cavalli trainanti un calesse. Ma vi è anche una realtà più cruda, di modo che può essere ucciso un cane sul marciapiede, oppure un “guardone” può aggirarsi “Lungo il cimitero dei muri, | tra le pause delle siepi | dal cespuglio serpeggia | carponi, teso…”.
Il pensiero di Schiavone spazia continuamente e affronta temi diversi come la guerra, l’olocausto, ricordi giovanili, ecc., e serpeggia una costante ricerca filosofica per captare l’essenza delle cose. Un libro dunque di grosso spessore, che comunica vibranti emozioni.