De Luca Liana – Okeanòs

Okeanòs

Con “Okeanòs” Liana De Luna ci offre un’ulteriore prova della sua abilità poetica. Questa volta la sua inesauribile ispirazione si è soffermata sul mare, trattato dall’uomo sin dall’inizio della storia, decantato dai greci e ripreso costantemente dai più illustri personaggi del nostro tempo. Un tema perciò molto difficile perché si può rischiare di cadere nel “déjà vu”, ma le radici della poetessa sono marine e il suo rapporto col mare è viscerale; inoltre, la vasta cultura, la vena ironica che da sempre l’accompagna, la capacità di giocare con le metafore, l’hanno indotta a cogliere la sfida.

Il suo libro, infatti, non richiama nessuna rimembranza, bensì è un viaggio nella realtà odierna. Il suo mare non è solo una storia d’acqua, ma raccoglie tutto quello che succede sulle spiagge. La De Luca ci fa partecipi della vita estiva, dei frettolosi e nevrotici weekend, ma anche del tempo che si prolunga durante il periodo feriale.

La tematica sembrerebbe di per sé banale, ma l’arguzia poetica, la minuziosa ricerca del dettaglio, l’approfondimento psicologico d’ogni singolo atteggiamento, contribuiscono a creare un puzzle senza limiti, nel quale la coscienza viene denudata. I corpi spogli al caldo del sole servono a scoprire l’essenza delle nevrosi che si nascondono sotto l’apparenza gioiosa. Il tutto condito con richiami letterari e culturali, analogie e giochi strutturali, per divenire alla fine un concerto di molteplici motivi.

Il libro è suddiviso in tre sezioni: Il mare,Sulla spiaggia e In città. L’itinerario della De Luca inizia con un ringraziamento, quello di poter ancora immergersi e godere dell’atmosfera marina che la riporta alle sue origini: “…per il mare/madre da cui provengo/ e dove vorrei terminare il mio ciclo/che mi accoglie con un protettivo/ ùbere umido utero/ in cui mi abbandono tranquilla…”. Nella prima sessione la sua voce pregnante tocca altissimi livelli. E’ ricca di simboli, allegorie, e momenti personali. I ricordi della giovinezza si perdono nel grembo marino, nel quale spera ancora di ritrovare la magia di un tempo. E’ un connubio perfetto, un elemento nel quale può abbandonarsi senza remore. Via via i ricordi e le emozioni si susseguono e s’incrociano con quelle degli altri vacanzieri, e nella seconda sessione questi vengono fotografati con il consueto acume e l’immancabile ironia, così da creare delle squisite immagini. Sono scene consuete dove ognuno può ritrovarsi, ma servono anche ad approfondire i limiti dell’esistenza, e precisamente a rilevare la nostra psiche.

La terza sezione è riservata al rientro in città e denota la tristezza che segue il periodo delle vacanze, ma rappresenta anche lo stato d’animo di un ciclo che va esaurendosi. Infatti, quest’ultimo lavoro della De Luca non è solo un itinerario marino, ma simboleggia il suo personale percorso. Con la consueta maestria, valendosi di un raffinato gioco metaforico, ci ha descritto la sua vita; in un certo senso ci ha lasciato il suo testamento: “Ora più che sempre/ affido alle onde il mio testamento/ fatto di innumeri inutili parole/ e più che sempre mi conforta il mare/ che scorre nelle vene come sangue/ e regola le valvole del cuore”. Lo stesso Sandro Gros Pietro, che ha steso un ottima ed esaustiva prefazione, ha affermato che “…qui Liana De Luca offre il meglio della sua produzione poetica più recente, ci dà le pagine più alte e più distillate dalla sapienza che le proviene dalle letture compiute e dalla frequentazione diretta con l’inanità della sofferenza umana…”.