Draghetti Paolaangela – Gocce di Sogni

Gocce di sogni

Il 3° Premio Città di Pomezia 2005 è stato attribuito alla silloge “Gocce di sogni” di Paolangela Draghetti, che si distingue per il genere letterario rivolto alla favola. Non sono molti, infatti, gli autori che s’ indirizzano al pubblico infantile, forse perché ci vuole una particolare propensione e forse perché la difficoltà è maggiore (come ha ben spiegato Caracciolo nell’introduzione). C’è il pericolo costante di banalizzare il contenuto e c’è l’esigenza di coinvolgere anche il pubblico adulto.

L’autrice si è sempre dedicata ai bambini, non solo pubblicando diversi volumi di fiabe, racconti, filastrocche (riconosciuti dalla critica e premiati in diversi concorsi), ma anche insegnando recitazione e danza presso una prestigiosa scuola di Siena. Con “Gocce di sogni” ci offre delle filastrocche, in parte ispirate a sue favole in prosa, che raccontano storie di guerra, fate, principi, fanciulle, e quant’altro occorra all’immaginazione ed al sogno.

Con una costante cadenza rimata, che crea una gradevole sonorità, la Draghetti dipana un discorso semplice ma nello stesso tempo interessante e soprattutto educativo. Ogni filastrocca contiene un messaggio giocato con la metafora e la leggerezza.

Addentrandosi nelle piacevoli vicende s’impara l’amore, che è il sentimento più importante (l’unico che può vincere ogni nemico). Di conseguenza la guerra risulta subito un errore, poiché solo con la pace vi può essere un sereno futuro. S’ impara la bellezza della natura che ci circonda, cogliendone gli umori segreti, le variazioni: “Dama estate, coi suoi raggi,/ or cocenti or più saggi, / delle spighe i campi indora / ed i frutti li assapora. /Poi, col contadino stanco / miete indomita al suo fianco, / e deterge il suo sudore/ con le brezze e il buonumore.” S’impara a riconoscere il regno animale, a capire quanto bisogno abbiamo di questi esseri, che con la loro varietà contribuiscono alla perfezione del nostro habitat, e che possono darci dell’affetto impensabile. Ma non solo questo, perché nei versi si cogliono tracce continue di nobile sentire.

Un plauso dunque alla poetessa, che ci ha fatto ritornare al magico mondo dell’infanzia, forse il momento più importate dell’esistenza: senz’altro, quello che si ricorda con più nostalgia.

POMEZIA NOTIZIE – 5/2006