Pierri Miriam – Il Monastero delle 13 celle
Genesi Editrice 2018– pagg. 100 – € 12,00

Addentrandosi nella lettura del romanzo di Miriam Pierri “Il Monastero delle 13 celle” si scopre un mondo surreale, nel quale si aggirano protagonisti senza fisicità che provocano manifestazioni legate a una dimensione che va oltre la concretezza.
Come ben sottolinea Sandro Gros Pietro nella prefazione, l’atmosfera che si respira è quella gotica, con visioni cupe, a volte aberranti. Non vi è mai uno squarcio luminoso, qualcosa che faccia sperare. Il Monastero è avvolto dal mistero. E’ collocato su di una roccia, in un ambiente pieno di sterpi e rovi ed è costeggiato da un fiume. Una strada sconnessa e i gradini consunti di una ripida scalinata sono l’unico accesso per i visitatori. A riceverli vi è l’abate, l’unico personaggio cordiale e sorridente poiché nelle celle ritorna poi l’aria cupa, pregna di pianti, bisbigli e grida.
La fantasia di Mirian Pierri è senza limiti. La stesura è composta di paragrafi spaziati, cosicché ognuno traccia un pensiero nitido e conciso, rendendo il tutto un componimento di prosa molto poetica. Ad esempio, da “Il chirurgo solitario”: “- Tagliente distrussi l’estraneo che deformava. Amputai malattie devastatrici. Salvai la vita a chi implorava di continuare a vivere. Aprii il respiro con il mio soffio ansante, urlai al male di allontanarsi quando caparbiamente lo intorpidivo con le mie mani –”.
Nell’assurdo delle varie componenti si svela una conoscenza degli indirizzi spirituali che apre il velo dell’altra dimensione. In questo modo vita e morte s’intrecciano e le presenze disincarnate prendono il sopravvento creando situazioni che oltrepassano ogni logica reale. A queste si affianca la “Verità”, quale filo conduttore d’indagine per ciò che avviene nelle celle.
Tutto ciò appare se ci si limita a una lettura superficiale del racconto. Superando la metafora e gli aspetti surreali scopriamo invece un viaggio all’interno della psiche umana che scava nel profondo portando in rilievo i fantasmi, le paure, le aberrazioni che ognuno di noi si porta dentro, anche inconsciamente.
Inoltre, Miriam Pierri dà voce a “L’assurdo”, “L’inquietudine”, “Il sogno”, “Il destino”, rivestendoli di una fisicità reagente. Per finire dà la parola a “Psiche”, quale ultimo monastero, per rilevare la grande importanza che ha sulla nostra esistenza.
IN VERNICE – N.57-2020