Riccobene Lina – Orizzonte postumo nell’assenza presente

Eranova Bancheri Editrice 2005 – pag.80 €10,00

Con il titolo di questa raccolta, Lina Riccobene ha voluto sintetizzare il corposo dettato ivi contenuto. In “Orizzonte postumo nell’assenza presente”, infatti, si dipana un testo inerente all’assenza della madre; ma, a differenza di tanti lavori scritti sotto l’impulso del dolore per la vicina scomparsa di un proprio caro (un’emozione calda, intensa, straripante), questo poemetto dissotterra una perdita lontana nel tempo. E’ come se l’autrice avesse elaborato per anni il distacco, incamerando i ricordi e i sentimenti fino a colmare il suo tempio privato. Dopodiché, improvvisamente, ha sentito il bisogno di dire, di dare testimonianza.

In questo modo però il contenuto può essere reso solo attraverso una trasposizione poetica, con la quale anche i momenti più intimi acquistano un valore universale. Nel poemetto, la Riccobene intesse un ampio discorso rivolto essenzialmente alla figura materna, ma la confessione autobiografica comprende tutto l’arco della sua vita. Può così, con l’occhio disincantato dell’adulta, e dopo aver setacciato le emozioni, mettere a nudo i problemi dell’infanzia: il suo essere bambina, il sentirsi isolata, poco amata. Ma nello stesso tempo, ora può perdonare la poca espansività materna. Può cogliere la mentalità, legata al territorio siciliano (ma non solo siciliano), quando i padri erano più austeri e educavano i figli al rispetto non considerando che il principale bisogno di un figlio è di ricevere tenerezza, abbracci, baci. Può capire anche la depressione, la tristezza della madre dovute ad un destino avverso; uno stato d’animo negativo, che non le ha impedito in ogni caso di resistere e di combattere. Un destino che, oltre alle gravi perdite, le ha concesso solo una breve esistenza: “Troppo velocemente andati/ i tuoi anni/ madre…Un lampo rovinoso accese/ candelabri/ incensi/ preghiere”.

Ciò non toglie che la poetessa senta il bisogno di rievocare e di fissare tutte le sensazioni passate: il rimpianto, la solitudine, il bisogno d’amore non appagato, la rabbia (che la porterà in certi momenti disperati a desiderare addirittura la morte della genitrice). Solo così riesce a liberarsi, solo dopo aver rigettato il grumo che l’ha oppressa per lunghi anni. In questo modo, il negativo e i tanti risentimenti lasciano spazio ad un altro sentire, e la Riccobene è pronta ad ospitare un rinnovato amore. Può dar sfogo ad un nuovo, caldo affetto, e riconfigurare la figura materna approfondendone i valori, purificandone lo spirito fino a sublimarla. “Ora/ positivo/ il polo dell’aldilà/ si congiunge/ al negativo polo/ delle attese terrestri/ a rafforzare/ una sola certezza: /l’amore vive sempre/ anche tra pietre/ e il miele della gioia/ scorre tra larve di dolore.”. Può soprattutto dichiarare il suo ritrovato amore filiale, che le dona finalmente una gioia prima sconosciuta.

Tra i versi s’intreccia inoltre un disegno superiore. Una presenza divina dal ruolo rilevante, una concezione religiosa aperta alla fede e al destino, un cammino che solo attraverso il dolore può arrivare alla comprensione e alla serenità. 

Lo stile poetico è molto articolato. Le liriche si snodano secondo il bisogno e l’urgenza: a volte i versi scorrono ininterrotti, altre volte solo una parola dà il senso del dire. Diversi gli spazi, gli stacchi, i sussulti delle pulsioni. Una poetica originale ricca di metafore, simbolismi, e carica di un ritmo particolare, costituito tramite la ricerca d’effetti fonici. Ma alla Riccobene va soprattutto il plauso di aver saputo affrontare un argomento così difficile senza scadere nel banale, anzi, rendendo un dettato intenso, pregnante, emozionante e coinvolgente.

Per ultimo, si devono evidenziare l’esaustiva prefazione di Francesco Augello, che accompagna la raccolta quasi a passo a passo illuminando anche il lettore meno preparato, e la postfazione del figlio Massimigliano, che chiude il cerchio naturale dell’amore familiare.