Rondi Mario – Gran Varietà
Genesi Editrice 2016 – Pagg. 164

Il corposo ultimo libro di Mario Rondi è suddiviso in sei parti dalle quali emerge un mondo “altro” in una miriade di situazioni e di emozioni.
Rondi è un personaggio poliedrico molto noto nell’ambito letterario/artistico: scrittore, poeta, pittore, scultore (per la scultura la Provincia di Bergamo gli ha assegnato il Premio Ulisse 2006). Come poeta ha pubblicato una ventina di volumi e per la narrativa sette libri di racconti; inoltre, è impegnato in mostre personali e altre attività culturali con relative pubblicazioni. Si distingue dagli altri per i temi con i quali si propone. Infatti, il suo è un pensiero originale che spazia in piani diversi dalla realtà quotidiana e dà vita al mondo vegetale e animale, con una fantasia senza confini e che non si esaurisce mai. Ne fa testo questo suo ulteriore volume.
Leggendo le liriche ci si addentra in un’atmosfera fiabesca che ricorda i cartoni animati di Walt Disney. Vediamo scorrere fringuelli, lombrichi, lumache, pappagalli, scarabei, ramarri, scoiattoli, etc. Nell’orto poi vi è un’esistenza frenetica, tanto che una sezione del volume s’intitola “Tragicommedia delle verdure”: finocchi, cavoli, cipolle, broccoli, peperoni e così via. Tutto ciò che si può trovare in natura, crea molteplici esperienze.
Rondi racconta tramite tale travestimento poiché tutte le vicende descritte denotano ciò che accade agli uomini, soprattutto per quanto riguarda l’amore: “Il mio teatrino dei pupi, dei gatti / randagi s’è infranto con un soffio / di vento, poi la maschera caduta // lacera le stanze…”. Molto spesso è un sentimento impossibile che porta amarezza, un bisogno di sentirsi amati, una costante ricerca di qualcuno che ci corrisponda. E nella “Confessione alla luna” troviamo una profonda riflessione: “Ho costruito il niente, l’effimero / che non conta, l’inganno di parole / melense per irretire il nulla.”.
Un’altra prerogativa di Rondi è la stesura poetica legata alla forma classica del madrigale, che comporta (a mio parere) una maggiore difficoltà nell’esporre e nel far emergere la sua illimitata ispirazione. In questo modo tra le rime scorre una grande musicalità che accelera la lettura e rende più leggero il dettato. Se poi vi uniamo la sempre presente sottile ironia, il tutto diviene accattivante.
Dal suo paradossale teatro emergono varie problematiche esistenziali che non assumono la pesantezza proposta solitamente da altri poeti, ma incidono proprio per la loro insolita astrazione.
Un cenno meritano pure le belle illustrazioni grafiche di Alfa Pietta che accompagnano le liriche e rendono il volume più prezioso e, per concludere, diamo atto a Mario Rondi di essere “il migliore poeta paradossale” come ben afferma Sandro Gros Pietro nella prefazione del libro.
Laura Pierdicchi
VERNICE – N.54/2107