Scarselli Venerio – Vera storia del vascello fantasma

Genesi Editrice 2015 – Pagg. 80 € 11,00

Con questa nuova prova della sua instancabile vena poetica, Venerio Scarselli ci offre un poema che abbraccia la Ballata del vecchio marinaio di Coleridge e il Vascello fantasma di Wagner, ricreando una sua particolare elaborazione che assume valenze metaforiche e dona al dettato il fascino dell’intreccio tra una visione reale e una surreale.  La sua è una personale riscrittura dell’opera di Coleridge, che mantiene in ogni modo la stessa partitura strutturale e che racconta l’incredibile storia accaduta al vecchio marinaio, con il quale Scarselli s’identifica. Partecipiamo così a una festa di nozze, dove un “verace vecchio Marinaio” afferra il braccio di un giovane invitato e, nonostante il suo disprezzo, non lo lascia finché non gli ha raccontato ciò che gli è accaduto in mare con la sua nave e la sua ciurma.

Inizia in questo modo la storia incredibile del vascello fantasma, che raccoglie in sé molte verità e le ripropone in chiave metaforica. Il vecchio marinaio non è altri che il poeta, e la condanna subita dal vecchio per l’uccisione dell’albatro equivale al senso di potenza insito nell’animo del poeta, che lo porta a misurarsi con Dio. L’impatto della sua nave con la mortale bonaccia, che annienterà la ciurma per mezzo di un’implacabile arsura, raffigura l’arsura dell’anima quando è in balia del dolore ed è alla ricerca della “verità”. E’ una lotta tra il bene e il male. La morte arriva con il vascello fantasma, ma è sempre presente, e apre scene agghiaccianti: “… aveva infatti la bocca ancora intrisa / di rosso sangue, i capelli irti di serpi / e la pelle corrotta dalla lebbra: /era l’orrore della Morte-Vivente / ed a guardarla ci gelava il sangue …”. Solo quando si comprendono gli errori, può intervenire la grande pietà a salvare le anime e dare sollievo: “… Sia dunque grazie alla Madre di Dio / che generosamente volle scendere / dal Cielo di suo Figlio ristorando / con un sonno profondo la mia anima / fino allora tormentata dai demoni, / e con una provvida pioggia / anche il mio corpo martoriato dalla sete …”.

Con l’intervento divino, la nave del vecchio marinaio può ritornare prodigiosamente al porto di partenza: “… Quando poi fui in vista della terra, / “Ecco – dissi riconoscendoli uno a uno – / il promontorio, la collina, la baia, / le cari luci del vecchio paese … ”. In questo punto del poema Scarselli ci abbaglia con la sua bravura sciorinando versi che incrociano vita, morte, risurrezione e creano immagini di forte impatto emotivo. Tra queste, l’incontro con l’Eremita, al quale il protagonista consegna il suo rimorso per i tanti peccati commessi. L’assoluzione però non è totale poiché resta una penitenza da assolvere: quella di raccontare per sempre la sua storia in occasione di gioiose cerimonie nuziali, per dar modo a qualcuno di riflettere sulla “verità”. Ed è proprio quello che succede al giovane invitato, che lascia la festa per tornare agli affetti familiari: “… toccato da quelle parole, / torna a casa dagli affetti più cari. / L’indomani s’alzerà di buon mattino / forse un po’ triste ma certo più saggio, / e sarà un nuovo splendido giorno …”.

Venerio Scarselli ci ha dunque offerto nuovamente l’occasione di accostarci alla sua forza espressiva e alla sua fervida immaginazione, coinvolgendoci totalmente con questo omaggio all’opera di Coleridge.

Laura Pierdicchi

VERNICE – 2015