Nesti Walter – Itinerario a Calu
Calu, itinerario vero o metafora di un viaggio amoroso ardente come il deserto?
Il poemetto di Walter Nesti è suddiviso in cinque parti: Nel deserto: Marcia di avvicinamento; Gli adempimenti; II possesso e l’estasi; Il presagio. Ogni parte è ripartita in dieci punti composti di due strofe di complessivi dieci versi. 4″Nel deserto” inizia con l’atmosfera euforica di un fine d’anno, che subito dopo si tinge di un’angosciosa inquietudine. Entra in scena il deserto e “l’itinerario dell’insicurezza”. Le onde sabbiose marcano la solitudine degli alberi, sbriciolano la quiete e giungono al cuore dell’autore che si ritrova “stupido bimbo dal buio atterrito”, poi regredisce ancora per ricordare che “Ancor prima che uscissi di vagina/questo folle deserto mi aggrediva”. L’itinerario dunque è cominciato nel ventre materno, e “già minato” in partenza. II discorso continua con divagazioni liriche dense di metafore, nelle quali la speranza si dissolve nel silenzio e il grido del poeta s’innalza fino a richiamare il mondo dei morti; ma è solo e la speranza muore lambita dalla sabbia. E’ solo e vani sono gli aiuti al momento del bisogno “inconsistenti come i fuochifatui/che non sono eppur mandano luce”; tanto che “l’uccello di tristezza” lo scuote fino a sconvolgerlo.
In “Marcia di avvicinamento”, all’uomo vinto dallo sgomento appare Calu “giardino di delizia e di tortura” (ed inizia la metafora della vergine e della passione), per dissolversi quasi subito dentro la luce “dove sfumano il sogno e le certezze”. La visione apre uno spiraglio di speranza, ma il poeta ha sempre paura di ridestarsi tra i sogni. In ogni modo, anche se nel vuoto si frappongono presenze che cercano di dividerlo da Calu e che rimandano alla cautela, ormai il desiderio di scoperta e di possesso nati con l’improvvisa visione hanno aperto un varco alla rinascita. Così, superata l’ultima duna il piede avanza e Calu “sprigionata dal ventre del mio sogno/toccata già dal vento di passione” ritorna e gli dona la forza del l’indifferenza.
Nella Parte terza “Gli impedimenti” il corpo della vergine agognata dall’inconscio del poeta finalmente prende forma reale e si offre al suo piacere; prende poi le sembianze di Calu, al quale egli va incontro leggero per soddisfare la “brama occulta”. Un improvviso tormento arriva però ad attanagliare l’uomo, che teme di dover far morire la passione appena nata; fortunatamente dura solo un attimo perché compare da un anfratto “la bellezza del mondo fatto uccello” che lo invita all’abbandono con un canto sublime. Prosegue quindi l’ascesa verso Calu, che lo aspetta in cima alla montana. Nel tragitto incontra ancora un impedimento (bellissima la metafora di un agnello che gli sbarra il passaggio), tanto che il cuore “si scompone in mille pezzi”; tremante, riesce ad uccidere l’animale e vinta l’eterna indecisione ritrova finalmente la leggerezza della libertà. Le prove passate sono servite a dargli l’audacia di arrivare a Calu e a fargli conoscere la gioia: “da secoli quest’attimo era atteso/vissuto dentro il sogno della carne”.
“Il possesso e l’estasi” è la parte dove avviene l’incontro bramato. I versi sono pregni di una toccante liricità dove le metafore s’intrecciano, si rincorrono, e l’amplesso rende appieno tutta la sua forza: “Poi irripetibile l’attimo il silenzio | il delicato ardore del tuo corpo | fuso insieme alle fiamme del mio sangue | nel primo amplesso privo di ogni sogno”. Il ritmo è gioioso ed assume un crescendo che rapisce; le immagini rafforzano la bellezza e le sensazioni irripetibili della passione.
Nell’ultima parte “Il presagio”, dopo un tempo senza limiti nel quale l’amore ha vinto ogni memoria, arriva “il grido di civetta dentro il vuoto” a sollevare un senso di presagio. Il mondo attorno improvvisamente cambia aspetto ed il poeta si ritrova solo a percorrere le strade di Calu. Ritorna l’oscura incertezza perché incerto ormai è l’amore dell’amata, preda di altre presenze, tanto che si pietrifica quando teneramente lui l’accarezza. Inizia la pazzia dell’attesa di un cenno, la speranza di un ritorno. E’ il gioco doloroso del prendere e lasciare, perché l’innamorato tenta l’impossibile per non perdere la sua donna e lei ogni tanto si lascia ancora cogliere; mala giovinezza vince e lei si allontana sempre più. Il poeta, perso nel delirio, ritorna alla primaria cupa condizione e sa che ormai il tempo scorrerà insensato nel deserto, anche se per disperazione tenterà nuovamente d’infilarsi nella stanza dell’amore, solo per rivedere l’amata. Il poemetto termina con questi versi incisivi: “Un borro di ghiaccio ci divide | Calu di morte senti non di vita | anche se tento ancora di riaverti | nell’inganno del sole ormai consunto | il possesso ti rende più straniera”.
La metrica adottata da Nesti è nella quasi totalità quella dell’endecasillabo; in questo modo si entra in una piacevole armonia. Comunque, il significato di questo bel lavoro, che dal punto di vista tecnico rasenta la perfezione, si può veramente comprendere solo con un’attenta lettura (perché a volte il verso è talmente vario ed intricato da risultare difficile). Terminata la lettura, ci si accorge di aver ricevuto qualcosa d’importante: il dono della Poesia.